RossoCinabro | Biography | Gian Paolo Lazzarini
Contemporary Art in Rome
      

Gian Paolo Lazzarini

Artist's statement

I primi ricordi di cui sono consapevole, definiti ed inequivocabili, risalgono alla 2^ guerra mondiale, che si mostrava sempre più invadente e travolgente. “L’uccello di fuoco” di Igor Stravinskij accompagnava alla radio i comunicati contraddittori dei partigiani, dei compagni russi, degli alleati angloamericani, dei fascisti e nazisti.

Con la conclusione degli eventi drammatici della guerra, il mio piccolo mondo si ricomponeva sulle rive dell’Adda, l’alternanza delle stagioni e la normalità della vita di un piccolo paese. I mio percorso era racchiuso in un cerchio di due chilometri di diametro, con pochi episodi significativi. Ma la curiosità mi spingeva alla scoperta della comunicazione. Dopo l’incontro con Franz Kafka nella rete dei corridoi e nelle stanze di un castello inquietante ed irraggiungibile, vi fu la conoscenza di Ennio Morlotti. Ciò dava un senso a quei percorsi, nella sequenza codificata dei colori che avrebbe ben presto conquistato uno spazio autonomo anche nella mia vita. L’amore, ottenuto dopo una lunga ricerca, mi affidava una responsabilità familiare vincolante. La prima mostra nel ’69 all’Arengario di Monza, con una figlia già nata e l’altra prossima a venire, dimostrava senz’ombra di dubbio che la strada dell’arte mi avrebbe costretto ad una scelta incongruente: o la famiglia o la carriera artistica.

Non avendo però mai abbandonato le sperimentazioni pittoriche, ho continuato a ricercare una verifica culturale delle mie intuizioni estetiche. Determinante è stato l’incontro allo IULM con Silvio Ceccato, uno studioso della mente che mi aveva affascinato come artista ancor prima che per i suoi studi sulla comunicazione e per l’avversione ben motivata per le ideologie e i dogmatismi in genere.

In Silvio Ceccato ho trovato quindi la risposta più completa a tutti gli interrogativi che mi sono posto durante gli oltre settant’anni vissuti ed ora vorrei rendergli omaggio per il tempo che ancora ho a disposizione.

Sull’ ”Errore Filosofico” di Silvio Ceccato e sulle ricerche della Scuola Operativa Italiana dell’Università Statale di Milano si fonda il tema che mi ha maggiormente affascinato e che ha condizionato il mio percorso artistico dagli anni ’70 in poi. Il “raddoppio del percepito” ne è la formulazione essenziale.

Buona parte della filosofia attribuisce alla funzione mentale gli stessi criteri di apprendimento delle scienze fisiche, ovvero il confronto positivo fra elementi della stessa specie o natura. Applicato alla funzione mentale, questo processo presuppone un confronto diretto fra ciò che ci è sconosciuto e ciò che dobbiamo apprendere per comunicare con gli altri. Il vincolo della fisicità ci costringe a raddoppiare la percezione, con un confronto impossibile fra il percepito interno alla nostra mente e quello esterno, presentato come un costrutto preesistente da comparare al nostro.

Da questa constatazione Ceccato avvia un processo di apprendimento che assume l’organo attenzionale e la memoria degli eventi come fattori determinanti di tutte le conoscenze di cui possiamo disporre sia nel mondo mentale che nel mondo fisico che ne è l’espressione più diretta.

E proprio qui, nelle infinite vie che la mente sa e può trovare nel riproporre ciò che ha percepito, si configura ciò che porta a compimento l’opera dell’artista.

Imbersago, 10 Marzo 2017 Gian Paolo Lazzarini

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Progetto logonico

tecnica mista su tavola

50 x 50

anno 2016

Opere disponibili

 

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