|

Alexander
Calder 1898-1976
Big Red, 1959
Lamiera, filo di ferro e pittura
188 x 289.6 cm
Whitney Museum of American
Art, New York; Acquisto, con i
fondi dal Friends of the Whitney
Museum of American Art, e
scambio, 1961
© 2009 Calder Foundation, New
York

Alexander
Calder 1898-1976
The Y, 1960
Lamiera, aste e vernice
251 x 443.2 x 167.6 cm
The Menil Collection, Houston
Photographer: Hickey-Robertson,
Houston
© 2009 Calder Foundation, New
York

Alexander
Calder 1898-1976
Blue Feather, c. 1948
Lamiera, filo di ferro e pittura
106.7 x 139.7 x 45.7 cm
Calder Foundation, New York
© 2009 Calder Foundation, New
York

Alexander
Calder 1898-1976
Glass Fish, 1955
Filo di ferro e vetro
58.4 x 108 cm
Calder Foundation, New York
© 2009 Calder Foundation, New
York




|
PALAZZO
DELLE ESPOSIZIONI
Via
Nazionale 194 Roma
a
cura di Alexander S. C. Rower
23 ottobre 2009
- 14 febbraio 2010
Orari: domenica, martedì, mercoledì e
giovedì: dalle 10.00 alle 20.00; venerdì e sabato: dalle 10.00 alle
22.30;lunedì chiuso
Costo del biglietto: intero € 12,50;
ridotto € 10,00
Alexander
Calder
(1898-1976), uno degli artisti più affermati e amati al mondo, ha
rivoluzionato la storia dell'arte attraverso l'utilizzo di materiali non
convenzionali e reinterpretando completamente il concetto di spazio.
Calder è famoso per le sue sculture in movimento, i mobile, ma
il suo spirito innovativo e la sua forte visione creativa vanno al di là
di qualsiasi definizione di genere.
Nel 1933, Calder afferma: «Perché non rappresentare le forme in
movimento? Non un semplice movimento di traslazione o rotativo, ma una
composizione di diversi moti di vario tipo, velocità e ampiezza. Così
come si possono comporre colori o forme, così si può comporre il
movimento».
Utilizzando la bellezza ideale delle forme astratte integrate con le
proprietà di gravità, equilibrio e spazio negativo, le sculture di
Calder hanno la facoltà di creare una nuova esperienza dell'oggetto e
dell'ambiente. La mostra a Palazzo delle Esposizioni è un invito a
partecipare a questa esperienza unica, a immergersi all'interno dello
spazio e dell'energia create dal genio americano.
Calder è cresciuto in una famiglia di artisti: suo padre e suo nonno
erano entrambi scultori di successo, mentre sua madre era pittrice.
Nonostante il suo precoce talento artistico, Calder studia e svolge il
mestiere di ingegnere prima di decidere che il suo lavoro, come egli
stesso sostiene, non gli «permette di giocare abbastanza con l'ingenuità».
Nel 1923, quindi, si stabilisce a New York e inizia a studiare disegno e
pittura presso l'Art Students League.
Nell'estate del 1926, Calder si trasferisce a Parigi, il centro del
mondo dell'arte e sede di una vivace comunità di artisti d'avanguardia,
come Duchamp, Léger, Mirò e Mondrian. Poco dopo il suo arrivo, Calder
si dedica alle sculture con il fil di ferro, una forma radicalmente
nuova di arte attraverso un materiale da lui utilizzato fin
dall'infanzia dove il volume è suggerito dalle linee espressive. I suoi
esperimenti con le forme e l'azione, spesso hanno la forma di animali e
di personaggi del circo, oppure sono ritratti di amici o figure della
cultura popolare. In particolare, Calder ha ripreso la tradizione
scultorea di suo padre rappresentando scene mitologiche, come in Hercules
and Lion e Romulus and Remus, entrambi del 1928 ed esposte a
Roma per la prima volta.
Nel 1930 Calder aderisce alla pittura astratta dipingendo una piccola
serie di quadri, cinque dei quali presenti in mostra. Ma, come afferma
l'artista, «il fil di ferro, o qualcosa da torcere, o rompere, o
piegare, è il mezzo più facile per esprimermi». Poco dopo, Calder
inizia a realizzare le prime sculture astratte in fil di ferro. Alcune
di queste opere, come ad esempio Object with Red Ball del 1931,
mostrano un approccio radicale alla solidità e allo spazio attraverso
le variazioni della forma sferica. Ma ancora più estremo in Calder è
il concetto che è lo spettatore stesso a determinare la composizione
finale dell'opera d'arte.
Intrigato dall'idea di forme astratte in grado di occupare diverse
posizioni nello spazio, Calder inizia a utilizzare motori e manovelle
per creare opere in grado di svolgere due o tre movimenti ciclici.
Descrivendo una delle sue prime sculture in movimento, è Marcel Duchamp
che suggerisce a Calder di chiamare i suoi nuovi oggetti mobile.
Dopo aver visto le sculture in movimento, invece, è Jean Arp,
ironicamente, che suggerisce di usare stabile per le opere
statiche.
In seguito Calder inizia a progettare mobile da appendere al
soffitto, a partire dalla scultura rivoluzionaria Small Sphere and
Heavy Sphere del 1932. Questo mobile, capolavoro raramente
esposto in mostre e presente a Palazzo delle Esposizioni, che può
essere considerato come scultura, performance art, oppure come un atto
lungimirante di riciclaggio creativo, contiene tutte le idee di Calder
sul movimento, sul punto di vista, sulla composizione variabile e sul
caso.
Verso la fine degli anni Trenta, Calder affronta la formalità frontale
della pittura, ma sempre utilizzando tre dimensioni e attraverso
l'introduzione del movimento. In queste opere, come White panel (1936),
esposto in mostra per la prima volta insieme a Red Panel (c.
1938), ottiene una più profonda esperienza della peculiare natura
cangiante di queste opere dove è difficile tracciare la linea di
confine tra pittura e scultura, tra due e tre dimensioni. Calder
utilizza questo tipo di composizione di più elementi, sfondo statico e
scultura, per creare una performance dove il dipinto si fonde con gli
oggetti astratti in movimento.
Tra i più riconoscibili capolavori dell'artista ci sono le sue sculture
monumentali installate nei parchi pubblici o nelle piazze di tutto il
mondo. Il suo monumentale Teodelapio (1962), è diventato uno dei
simboli di Spoleto, la città per la quale è stato creato. Pittsburgh
(1958), che prende il nome dalla città della Pennsylvania, ed
eccezionalmente presente in mostra, è normalmente appeso in aeroporto,
dove ruota dolcemente sopra le teste dei viaggiatori di passaggio.
Quando un ospite di Calder osservando le sue grandi creazioni
disseminate intorno alla sua casa francese disse. «Sembra un rudere
romano», egli rispose «non ancora».
La produzione creativa di Calder è estremamente ampia, ma nonostante ciò
ciascuna delle sue opere d'arte è intrisa dell'energia della sua stessa
vita. Utilizzando materiali come il vetro, la lamiera industriale, o il
bronzo più prezioso, Calder si è concentrato sull'espressione della
bellezza delle forme. Egli affermò che «anche se è fatto di alluminio
e piuttosto piccolo, anche se non è solo un semplice modello dipinto,
un oggetto deve essere accuratamente piacevole».
La mostra di Palazzo delle Esposizioni rappresenta un'occasione
eccezionale per vedere opere che ripercorrono tutto il corso della
carriera dell'artista e che provengono dalle più importanti collezioni
Calder del mondo, pubbliche e private, come dal Museum of Modern Art di
New York, dalla Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York ,
dal Whitney Museum of American Art di New York, dalla National
Gallery of Art di Washington, dal Centre Pompidou di Parigi;
dalla Menil Collection di Houston, dalla Raymond e Patsy
Nasher Collection di Dallas, dal Ludwig Museum di Colonia e
dalla Fondazione Calder di New York.
Sezioni
della mostra:
Come
opera d’apertura, collocata nella Rotonda centrale del Palazzo delle
Esposizioni, il visitatore ammirerà l’imponente Pittsburgh; il mobile
è circondato da quattro piccole maquette, i modelli dai quali venivano
ricavate le sculture monumentali. Tra gli altri, il modello per
Teodelapio, scultura commissionata all’artista per il Festival dei Due
Mondi di Spoleto del 1962. Quest’opera costituisce non solo uno dei
pochi esempi contemporanei di scultura monumentale in Italia ma è anche
il primo lavoro progettato per ravvivare e trasformare completamente un
ampio spazio pubblico ed è molto significativa nel percorso artistico
di Calder.
Nella prima sezione si va
dalle sculture degli esordi, Dog e Duck (1909), realizzate all’età di
undici anni, ai primi dipinti e alle vivaci illustrazioni di animali
realizzate all’inizio degli anni Venti, quando era allievo della
scuola d’arte di New York. Nel 1926 Calder si trasferì a Parigi ed
entrò a far parte dell’esuberante comunità degli artisti
d’avanguardia. Poco dopo il suo arrivo nella capitale francese,
l’artista inventò le wire sculptures, sculture in fil di ferro, un
modo del tutto nuovo di descrivere con una sola linea lo spazio
tridimensionale. In questa sezione troviamo la più grande scultura del
genere, Romulus and Remus (1928), un ingegnoso ritratto dei fondatori di
Roma allattati da una lupa in filo metallico e fermaporte di legno,
esposto nella capitale per la prima volta.
Nella seconda sezione vari
esempi della fase successiva della carriera artistica di Calder, la più
innovativa: il passaggio dal figurativo all’arte astratta e
l’invenzione dei mobile. Nelle prime costruzioni astratte, le linee
espressive delle wire sculptures si trasformano in definizioni di pura
energia. Le primissime opere di questo tipo – un gruppo di dipinti a
olio raramente accessibili al grande pubblico – mostrano la sua abilità
nel tradurre l’energia in colore e forma. Il pezzo forte della sezione
è il rivoluzionario Small Sphere and Heavy Sphere (1932-1933), il primo
mobile progettato per essere sospeso al soffitto. Sorprendente
dimostrazione della forza di gravità e delle variazioni del moto,
l’opera somiglia molto a una performance: spingendo delicatamente la
sfera più pesante, si attiva l’oscillazione di quella più piccola
che nella sua traiettoria imprevedibile potrebbe colpire gli oggetti
disposti sul pavimento. Lo spazio ospita anche lo splendido Untitled
(1932 c.) largo quasi quattro metri, un incantevole e precoce esempio
dell’abilità di Calder di coniugare monumentalità e grazia.
Entrando nella terza sezione
ci si inoltra negli anni Trenta, durante i quali la natura performativa
di Small Sphere and Heavy Spere si estende ad altre opere, quali White
Panel (1936) e Red Panel (1938 c.), in cui gli oggetti astratti in primo
piano agiscono sullo sfondo di solidi pannelli colorati. Molti dei
lavori di questo periodo, con le loro immagini naturalistiche portate
all’eccesso, testimoniano la simpatia con cui Calder guardava al
Surrealismo. In questa sezione si può ammirare anche una raccolta di
opere di gioielleria: testimonianze di uno stile personale accuratamente
realizzate a mano dall’artista, costituiscono il lato più intimo
dell’opera di Calder, infatti per la maggior parte furono create per
amici o familiari.
Nella quarta sezione sono
esposti lavori di dimensioni sorprendentemente grandi accanto a poetiche
gouache o a mobile dal movimento delicato, ad illustrare la vasta gamma
della produzione creativa di Calder. I dipinti e le sculture si
completano l’un l’altro: le ritmiche melodie dei mobile trovano eco
nei colori e nelle forme delle tele.
Nella quinta sezione sono
raccolti numerosi lavori degli anni Quaranta, tra i quali varie
Costellazioni, costruzioni aperte in cui singoli fili metallici
collegano piccoli elementi di legno. Accanto alle opere più note e
tipiche di Calder, come Spider, in questo spazio troviamo anche Tree
(1941) e Scarlet Digitals (1945), esposte per la prima volta dai lontani
anni Quaranta. Nella prima osserviamo un elegante trattamento del
contrasto fra i delicati elementi in vetro e la robusta base simile a un
tronco; l’altra presenta complessi e affascinanti gruppi di movimento
armonizzati in un’unica composizione.
I pezzi centrali della sesta
sezione sono Parasite (1947) e Blue Feather (1948 c.), due
incantevoli esempi dell’abilità di Calder di sviluppare complessi
sistemi di movimento ed equilibrio. Le Towers, mobile appesi al muro,
sono una testimonianza dell’uso del filo metallico per scolpire lo
spazio, mentre le coloratissime gouache, tutte realizzate a Parigi
subito dopo la Seconda guerra mondiale e raramente esposte,
esemplificano la creatività dell’artista nello spazio a due
dimensioni.
La settima sezione ospita
Glass Fish (1955), elegante esempio dei rari pesci di vetro realizzati
dall’artista, i cui corpi costituiti da luccicanti frammenti di vetro
ispirano la contemplazione della luce e del movimento. La
giustapposizione di mobile e bronzi sottolinea le rispettive
contraddizioni: nei primi il senso di effervescente leggerezza è
bilanciato dal progressivo percorso discendente dei loro componenti che
ne sottolinea la pesantezza; i bronzi invece trasmettono un’idea di
solidità incatenata al suolo e al tempo stesso una tendenza a sfidare
la forza di gravità.
Biografia
Alexander
Calder nacque nel 1898, secondogenito in una famiglia di artisti: il
padre era scultore, la madre pittrice. Trascorse l'intera infanzia
spostandosi con la famiglia nell'intero territorio degli Stati Uniti
perché il padre, Alexander Stirling Calder, riceveva commissioni dalle
istituzioni pubbliche. I genitori lo incoraggiavano alla creatività, e
fin dagli otto anni Alexander poté sempre disporre di uno studio tutto
per sé, dovunque la famiglia abitasse. A Natale del 1909 regalò ai
genitori due dei suoi primi lavori: un cagnolino e un'anatra ottenuti
ritagliando e modellando una lastra di ottone; l'anatra è una scultura
cinetica, con un colpetto oscilla avanti e indietro. Aveva undici anni
appena, ma la sua disinvoltura nella manipolazione dei materiali era
evidente.
Pur essendo così dotato, il giovane non intraprese subito la carriera
artistica; dopo il liceo si iscrisse allo Stevens Institute of
Technology, un istituto universitario specializzato nelle materie
scientifiche e tecniche, laureandosi in ingegneria nel 1919, e poi, per
parecchi anni, svolse le mansioni più varie: ingegnere idraulico e
nell'industria automobilistica, supervisore dei tempi di lavoro in un
cantiere per l'abbattimento degli alberi e la lavorazione del legname,
fuochista nel locale caldaie di una nave. Trovandosi appunto in
navigazione da New York a San Francisco, una volta che era rimasto a
dormire in coperta, al risveglio poté vedere, alle estremità opposte
dell'orizzonte (la nave era al largo della costa guatemalteca), una
splendida alba e una luminosa luna piena. Calder rimase profondamente
colpito da quest'esperienza, che avrebbe continuato a rievocare per
tutta la vita.
La decisione di diventare un artista seguì di lì a poco, e nel 1923
Calder si trasferì a New York, iscrivendosi alla Art Students League,
una scuola d'arte impostata in modo non convenzionale. Inoltre la «National
Police Gazette» lo assunse come disegnatore, e nel 1925 gli affidò
l'incarico di seguire per due settimane i circhi Ringling Brothers e
Barnum & Bailey, illustrandone le esibizioni in una serie di
schizzi. Lo scultore non avrebbe mai abbandonato l'interesse per il
circo; dopo essersi trasferito a Parigi nel 1926 creò il Cirque Calder
[Circo Calder], un'opera complessa e irripetibile realizzata come un
assemblaggio di minuscoli artisti, animali, attrezzi di scena simili a
quelli usati dai Ringling Brothers, fatti con filo metallico, cuoio,
stoffa, materiali di ricupero vari. Calder lo aveva progettato in modo
che si potesse manovrarlo a mano; ogni pezzo era di dimensioni
abbastanza ridotte da trovare posto in un grande baule, che l'artista
portava con sé, riuscendo così ad allestire uno spettacolo ovunque si
trovasse. Il primo ebbe luogo a Parigi di fronte a un pubblico di amici
e colleghi e fu seguito da una serie di rappresentazioni, a Parigi come
a New York, che ebbero grande successo. Le esibizioni del Cirque Calder
duravano spesso un paio d'ore ed erano piuttosto elaborate; si può dire
che abbiano anticipato di quarant'anni la nascita della performance.
L'artista scoprì che per il suo circo gli piaceva lavorare con il fil
di ferro, e ben presto cominciò a ricavare da questo materiale sculture
in cui ritraeva gli amici e i personaggi di spicco del tempo. Nel 1928,
quando la fama delle sue facoltà inventive aveva cominciato a
diffondersi, la Weyhe Gallery di New York lo presentò con una prima
mostra personale, seguita ben presto da altre esposizioni, ancora a New
York e poi a Parigi e a Berlino. Di conseguenza Calder trascorreva molto
tempo in viaggio sui transatlantici tra Europa e America, e proprio
durante una di queste traversate conobbe Louisa James (lo scrittore
Henry James era il suo prozio), con la quale si sposò nel gennaio 1931.
Nello stesso periodo lo scultore stringeva amicizia con molti artisti e
intellettuali divenuti famosi all'inizio del Novecento: Joan Miró,
Fernand Léger, James Johnson Sweeney, Marcel Duchamp. Nell'ottobre
1930, visitando lo studio parigino di Piet Mondrian, Calder rimase
profondamente colpito da una parete tutta cosparsa di rettangoli di
cartone colorato, che il pittore spostava di continuo per i suoi
esperimenti compositivi. Come raccontava l'artista negli anni seguenti,
l'episodio lo aveva «scioccato», orientandolo definitivamente verso
l'astrattismo totale. Nelle tre settimane dopo essere stato nello studio
di Mondrian si dedicò a realizzare in esclusiva dipinti astratti, ma
questo servì solo a fargli capire che in effetti le sue preferenze
andavano alla scultura. Poco dopo fu invitato a far parte di
Abstraction-Création [Astrazione-Creazione], un autorevole gruppo di
artisti (fra i quali Arp, Mondrian, Hélion) dei quali era diventato
amico.
L'autunno del 1931 segnò una svolta importante nel suo percorso
creativo: Calder realizzò la sua prima vera scultura cinetica, dando
vita a un genere artistico del tutto nuovo. Per il primo oggetto di
questo tipo, reso mobile da un sistema di manovelle e motori, Marcel
Duchamp trovò il termine «mobile», una parola francese comparabile
all'italiano «movente», che contiene un'allusione al moto ma anche
alla motivazione. Poco dopo lo scultore avrebbe rinunciato agli aspetti
meccanici di questi lavori, rendendosi conto di poter realizzare mobiles
capaci di oscillare da sé grazie alle correnti d'aria. Per distinguere
dalle altre le opere non cinetiche di Calder, gli oggetti fissi, Jean
Arp li battezzò «stabiles».
Nel 1933 i Calder lasciarono la Francia per rientrare negli Stati Uniti,
dove acquistarono una vecchia casa colonica a Roxbury, nel Connecticut,
alla quale era annesso un locale un tempo usato come ghiacciaia: questo,
ristrutturato, divenne lo studio dell'artista. Nel 1935 nacque la loro
primogenita, Sandra, e nel 1939 Mary, la seconda figlia. Nel 1934,
inoltre, lo scultore aveva cominciato a collaborare con la Pierre
Matisse Gallery di New York con una prima esposizione; fu James Johnson
Sweeney, che era ormai intimo amico di Calder, a scrivere la
presentazione del catalogo. Nel corso degli anni Trenta l'artista disegnò
anche scenografie per i balletti di Martha Graham e di Eric Satie,
continuando a presentare spettacoli del Cirque Calder.
Nello stesso decennio Calder comincia anche a cimentarsi nelle sculture
per esterni, di grandi dimensioni. Questi lavori, che precedono le
imponenti sculture successive destinate agli spazi pubblici, erano molto
più piccoli e più delicati: i primi, realizzati per il suo giardino,
si piegavano sotto un vento forte, e tuttavia indicano come l'artista
abbia cominciato presto a pensare alle opere di grandi proporzioni. Al
1937 risale il suo primo stabile di grandi dimensioni (versione
ingrandita di uno stabile precedente), imbullonato, realizzato per
intero con lastre metalliche, al quale dette il titolo di Devil Fish
[Pesce diavolo]. L'opera fu presentata dalla Pierre Matisse Gallery
nella mostra Stabiles and Mobiles, in cui era esposta anche Big Bird
[Grande uccello], un'altra grande scultura eseguita partendo da un
modellino più piccolo. Poco dopo Calder ricevette l'incarico di
eseguire la Mercury Fountain [Fontana di Mercurio] per il padiglione
della Spagna alla Fiera mondiale di Parigi (un'opera che simboleggiava
la resistenza opposta al fascismo dai repubblicani spagnoli) e Lobster
Trap and Fish Tail [Trappola per aragoste e coda di pesce], un mobile di
notevoli dimensioni collocato nel vano della scalinata principale del
Museum of Modern Art a New York.
Quando gli Stati Uniti entrarono in guerra, la seconda guerra mondiale,
Calder voleva arruolarsi nel corpo dei Marines ma la sua domanda fu
respinta. Proseguì quindi nell'attività di artista: poiché negli anni
del conflitto c'era penuria di materiali metallici, cominciò a servirsi
sempre più spesso del legno, arrivando a realizzare un ulteriore genere
di originali sculture, che Sweeney e Duchamp definirono «costellazioni».
Erano opere in cui gli elementi di legno scolpito erano ancorati con
filo di ferro, e il loro nome era suggerito dal fatto che sembravano
richiamarsi alla struttura del cosmo, benché, secondo le intenzioni
dell'autore, non fossero destinate a rappresentare nulla di particolare.
Nella primavera del 1943 questi lavori furono esposti dalla Pierre
Matisse Gallery in una mostra personale che sarebbe stata l'ultima di
Calder in quella sede; poco dopo l'artista cessò la collaborazione con
Matisse e scelse la Buchholz Gallery di Curt Valentin per farsi
rappresentare a New York.
Negli anni Quaranta e Cinquanta Calder ebbe una produttività artistica
considerevole, inaugurata nel 1939 con la prima retrospettiva dei suoi
lavori, nella George Walter Vincent Smith Gallery di Springfield, nel
Massachusetts. Pochi anni dopo, nel 1943, seguì una seconda
retrospettiva di notevole rilevanza, allestita dal Museum of Modern Art
di New York. Nel 1945 Calder realizzò una serie di opere di piccole
dimensioni, che in molti casi aveva ricavato, seguendo la sua indole
parsimoniosa, dai ritagli metallici scartati durante la lavorazione di
pezzi più grandi. Duchamp, che ebbe modo di far visita allo studio di
Calder in quel periodo, rimase colpito da questi piccoli lavori e nella
convinzione che sarebbe stato facile smontarli, spedirli in Europa e
quindi rimontarli per esporli, concepì l'idea di allestire una
personale dello scultore nella Galerie Louis Carré a Parigi. Questa
importante mostra si tenne l'anno successivo, e fu per il suo catalogo
che Jean-Paul Sartre scrisse il famoso saggio sui mobiles di Calder. Nel
1949 l'artista creò il mobile più grande che avesse mai fatto,
International Mobile [Mobile internazionale], per presentarlo nella
terza Mostra internazionale di scultura del Museum of Art di Filadelfia.
Disegnò le scene per Happy as Larry, un'opera teatrale di cui Burgess
Meredith era il regista, e per Nucléa, uno spettacolo di danza per la
regia di Jean Vilar. Nel 1950 anche la Galerie Maeght di Parigi presentò
una sua mostra, e in seguito divenne il suo mercante in esclusiva per
Parigi, un rapporto destinato a durare per ventisei anni, fino alla
morte di Calder nel 1976. Nel 1954 moriva all'improvviso Curt Valentin,
il mercante che si occupava delle opere dell'artista a New York; il suo
ruolo sul mercato americano dell'arte passò alla Perls Gallery di New
York, e anche quest'associazione proseguì fino alla morte dello
scultore.
Negli anni della maturità Calder si dedicò in primo luogo alle
commissioni di opere di grandi dimensioni, fra le quali ricordiamo: .125
(1957), un mobile voluto dall'Autorità aeroportuale di New York per
essere appeso nell'aeroporto di Idlewild (oggi aeroporto John F. Kennedy);
La Spirale, per la sede parigina dell'UNESCO (1958); Teodelapio, per la
città di Spoleto (1962); Man, per la Expo di Montreal (1967); El Sol
Rojo [Il sole rosso] (la più grande scultura mai realizzata da Calder,
alta circa m. 20,40), del 1968, collocata all'esterno dello Stadio
Azteco di Città del Messico in occasione delle Olimpiadi di quell'anno;
La grande vitesse [La grande velocità], la prima opera d'arte destinata
a una collocazione pubblica che sia stata finanziata dal NEA, Fondo
nazionale per le arti (National Endowment for the Arts), per la città
di Grand Rapids nel Michigan (1969); Flamingo [Fenicottero] (1973), uno
stabile destinato alla sede di Chicago della GSA, Amministrazione dei
servizi generali (General Services Administration), un ente federale che
sorveglia il corretto funzionamento delle istituzioni governative.
Come si vede dalla vastità e varietà dei progetti intrapresi e delle
commissioni ricevute, negli anni Sessanta Calder era ormai riconosciuto
in tutto il mondo come artista di grande talento. Nel 1964 il Guggenheim
Museum di New York gli allestì una retrospettiva; cinque anni dopo fu
la Fondazione Maeght di Saint-Paul-de-Vence a celebrarlo a sua volta con
una mostra retrospettiva. Nel 1966 Calder, in collaborazione con il
genero Jean Davidson, aveva pubblicato un'autobiografia che ebbe una
vasta eco; inoltre entrambi i mercanti d'arte incaricati di gestire la
sua produzione, la parigina Galerie Maeght e la Perls Gallery di New
York, gli dedicavano in media una esposizione all'anno.
Nel 1976 lo scultore assistette all'inaugurazione di un'altra
retrospettiva, intitolata Calder's Universe [L'universo di Calder], nel
Whitney Museum of American Art di New York. Si spense poche settimane
dopo, a settantotto anni: terminava così il percorso dell'artista più
innovativo e prolifico di tutto il Novecento.
Calder morì a New York nel 1976.
artists
|
exhibitions
|
contact
|
links
|
virtual
gallery
|
home
|
|