| Contemporary Art in Rome |
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Carpanelli Maurizio |
L'Informale : La nuova frontiera della mia pittura . Cominciai a dipingere spinto dalla necessità di soggettivare la realtà esterna per renderla unica , irripetibile, non misurabile ed il più possibile risonante alle emozioni di chi la osserva. Contemporaneamente altrettanto forte sentii la necessità di oggettivare la realtà esterna progettando prodotti facilmente ripetibili e misurabili e quindi realizzabili su scala industriale. Ancora entrambe queste anime vivono in me in modo disgiunto, operando su due facce del tutto complementari della stessa realtà. Dopo
le prime opere astratto/informali degli anni liceali, l'urgenza di
dipingere soggetti ben definiti e con una connotazione visuale precisa
diventò una necessità. Affidai quindi alla mia personalità
pittorica il compito di trasfigurare il reale e caricarlo di emozioni
nuove , figlie della mia soggettività : ero ben conscio che il fascino
della pittura figurativa stava tutto nella parte non reale aggiunta
all'immagine reale in modo tale da renderla nuova , diversa ,
emozionante ed unica. Solo in questo ultimo anno è nato in me il bisogno di cortocircuitare la realtà esterna , identificandola del tutto con la mia soggettività . E' nato quindi prepotente il bisogno di esprimere questo cortocircuito , smaterializzando la realtà, dissolvendo le immagini , convertendole da figure in astrazioni, da oggetti osservati in spazi psicologici : nasce così la nuova frontiera della mia pittura , il mio Informale. Rimane fondamentale , anche in questa nuova pittura, il tentativo di far convergere elementi diversi quali colore, forma (astratta) e materia in un tutto unico e coesivo . Così pure lo sforzo di visionare mondi interiori o meglio spazi mentali, sempre in qualche modo connessi al mondo delle emozioni , mi costringe ancor più a riflettere sulla difficile relazione esistente tra l’oggetto e la sua rappresentazione. La
mia nuova ricerca rimarrà per ora fedele al medium della pittura ,
analizzerà i confini tra la rappresentazione e l’astrazione ,
dipingendo forme in dissolvenza e sempre continuando ad affrontare
i temi cardinali del dipingere (rapporto tra emozione , colore, materia
, luce) dove immagini astratte sostituiranno immagini reali. Maurizio Carpanelli nasce a Bologna nel 1946. La passione innata per la pittura ( i primi quadri ad olio risalgono al ’65) lo ha portato a coltivare tale istintiva attitudine per tutti questi anni, permettendogli di realizzare opere che solo da 10 anni ha iniziato a presentare in mostre personali. Attualmente vive e lavora a Bologna. Il colore nasce come luce dai drammi cosmici del buio universale per poi alimentarsi nell’instabilità chimico-fisiche della realtà: è quella parte di luce, non riflessa, trattenuta dai corpi, che a sua volta è parte dell’energia cosmica.Il fascino delle sue origini non umane e della sua vita, figlia della complessità del mondo e messaggera dei suoi cangiamenti (pensiamo alle stagioni, ai corpi, ai volti degli esseri viventi) lo rendono pieno di mistero avvincente. Perché allora l’uomo sente il bisogno di dipingere la natura, di “ricolorarla”? Perché il colore, finora figlio della natura, rinasca figlio dell’uomo e generi così nuove emozioni, profondamente e intimamente umane. Il fascino del dipingere risiede in questo processo di umanizzazione della natura, che si rende così partecipe del destino dell’uomo che a sua volta, attraverso le proprie opere, testimonia la sua libertà. E’ scarsamente
utile stabilire quale rapporto si instauri nel lavoro artistico di
Maurizio Carpanelli fra il suo abito professionale nell’ambito del
linguaggio scientifico – operativo e la sua altrettanto costitutiva e
radicata attività di artista: due indirizzi, o diciamo pure, due anime
la cui unità è iudubbiamente prelinguistica, rilevabile aldilà del
doppio sistema rappresentativo, scientifico ed artistico, entro cui
Carpanelli si muove accettando senza inquietudini superflue la
compresenza degli opposti, o più correttamente, il loro segreto
confluire in un’esperienza primaria del reale, esperienza che dopo un
primo fervore rappresentativo tra espressionistico e formale, aperto a
vasti orizzonti campestri o montani e agli effetti di un acceso
cromatismo fauve, appare infine versata a cogliere negli scorci
cittadini e magari negli interni borghesi tra fiori e tappezzerie
matissiane una struttura evidenziata da partiture cromatiche esplosive
che il disegno prospettico tende a contenere con morbida acquiescenza.
(…) Pietro Bonfiglioli …Non ha
paura Carpanelli di confessare la sua passione per la pittura; ribadisce
costantemente l’aspetto passionale del suo agire, svincolato da
qualsiasi legame con la mondanità, con la quotidianità di un mestiere.
Pure, allo stesso tempo, Carpanelli conosce bene la necessità delle
regole che devono governare la passione, e una passione tanto
totalizzante e carica di storia, rimandi, confronti - tanto con sé
stessi quanto con gli altri – come è la pittura… Walter
Guadagnini Certo, la
caratteristica principale dell’arte di Carpanelli è (…) il dato
materico, le paste altissime che formano l’immagine quasi in assenza
di disegno, per pura vibrazione luminosa: un dato che vale anche come
conferma della volontà del pittore di “inventare” l’immagine, di
scommettere su di un risultato non sempre prevedibile. E
svela, al contempo, la natura più vera della passione di
Carpanelli: misurare le proprie emozioni con il metro di una regola alla
quale non si può sfuggire, ma che ogni volta è possibile rimettere in
discussione, attraverso l’ingegno, il gusto per la sperimentazione e
la ricerca, per vedere come va a finire.Per poter vedere ancora una
volta una piazza, una collina, un volto come se fosse la prima volta… Walter
Guadagnini …Carpanelli non dimentica la sua amata città alla quale si è sempre dedicato instancabilmente: scruta le vie. Le porte e i mercati inventando a volte scorci inesistenti, una licenza poetica per spiare meglio il suo soggetto. (…) Nel 1992 “Piazza Maggiore” si anima di gente: l’artista, sollevando la tenda con il suo sipario, ci lascia osservare un momento di pausa di una coppia che is è incontrata sotto il Palazzo del Podestà per prendere un caffè. Il pittore descrive le sedie di plastica bianca che convivono con gli antichi palazzi, le stringe tra loro quasi a formare un fiore, avvicinando gli inconsapevoli protagonisti della scena e regalando a chi guarda un attimo di intima quotidianità. Non gli sfugge nemmeno il canuto signore che legge indifferente il giornale, mentre la gente si muove in tutte le direzioni, ognuno incontro alla propria giornata… Gioia Gardo .
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'Manhattan1' olio su tela 120x100, 1996 ...
... 'Main street' olio su tela 120x100, 1997 . .. ... 'Abstract14' olio su tela 120x100, 2009
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