Contemporary Art in Rome
RossoCinabro
       
       

Perilli

Daniele

 

 

Nasce a Nereto nel 1981.  Vive e lavora a Teramo.

Partecipa alla mostra collettiva 'Reale, Immaginario' a Roma dal 19 al 30 aprile 2010. Artista in permanenza nella nostra Galleria di Roma. 

 

Firma  il manifesto del Neutralismo ideato dal padre Francesco.

Il Neutral-ism si configura e si propone quale movimento artistico multiforme, ecletticamente connaturato, che si sforza di raccogliere le tendenze più svariate, perfino contrapposte, ma non per questo inconciliabili; esso esprime e redime infatti proprio il malessere determinato dalle forti incomprensioni contemporanee, e le mille feconde divergenze scaturite dall’incontro e dalla forzata o spontanea convivenza tra culture diverse. Esso si fonda sulla vitale compresenza delle differenze.
Il Neutral-ism colloca al centro di questo dialogo o rispecchiamento tra le arti delle differenti culture, il suo Ismo neutrale e universale, per un confronto civile ed espressivo tra le suddette diversità, preziose proprio per affrontare, fors’anche risolvere, le problematiche poste dagli avvicendamenti interculturali, dalle contaminazioni e metamorfosi di un mondo ormai globalizzato.
L’Arte Neutralista si colloca come duttile, paziente punto di equilibrio tra il salto avulso, liquidatorio, del concettualismo puro e l’arduo e intricatissimo snodo dell’arte informale.
Il Pensiero Neutralista si pone dunque in forte polemica con tutta quella contemporaneità che ha privilegiato e anteposto il concetto rispetto all’emozione: e proprio per questo il Movimento Neutralista prende le distanze dall’arte concettuale freddamente pura e cerebrale, priva dell’impronta diretta dell’artefice. Sosteniamo infatti che un’opera realizzata e mediata attraverso l’uso della sola ragione venga più che deprivata della sua componente e ossatura fondamentale, quella umanistica…
Solo l’artista può trasferire, irradiare a un’opera tramite il suo intervento demiurgico la sua componente umanistica – al di fuori di ogni delega teorica o concreta, o peggio protesi tecnica o tecnologica che gli impedisca di trasferirvi, rivelarne appieno la componente emotiva dei sensi e dei sentimenti identifi cativi… L’arte è emozione, eterno gesto umanista: tutto il resto rimane semplice forma bizzarra di comunicazione sperimentale.
L’Arte Neutralista prende altresì le medesime distanze dall’arte cosiddetta informale, tesa a negare valore ad ogni intuizione o applicazione artistica che presupponga il fi ltro luminoso della ragione.
A differenza dell’arte informale che svuota appunto l’opera di ogni qualsivoglia schiavitù o valore formali – incoronando anzi l’antitesi della forma stessa – l’opera neutralista rappresenta all’inverso un processo di logoramento, cancellazione, defigurazione e ottundimento della forma contestata (perché magari non condivisa, o ritenuta meritevole di perfezionamento, o peggio scoronata come decaduta, superata), ma in costante progressione evolutiva.
Operando in una condizione, forma mentis e anche habitat post-formale, l’artista neutralista insisterà e viaggerà nella direzione di un temprato linguaggio neo-formale, neo-umanistico, metamorfi co e universale.
Rispetto ai due opposti, consolidati atteggiamenti, aderenti l’uno al concettualismo puro, e l’altro all’arte informale – la posizione neutralista sostiene una scelta in cui istinto e ragione concertino e insieme conducano l’opera. Insieme, perché l’assenza anche solo di una delle due componenti, priverebbe l’opera della stato d’animo umanistico dell’autore, togliendo così al messaggio ferma valenza intellettuale.
Il Neutral-ism pertanto rimescola le carte, azzera le forme e gli aspetti negativi dei linguaggi ormai espressivamente istituzionalizzati e sclerotizzati, spazzando via ogni dogma che si faccia barriera e ostacolo al dialogo. Esso sostiene un passato che si proietta nel futuro e un futuro che s’inabissa nel passato, addentro a una storia universale tutta rimescolata e diacronica, dove i valori che più ci permeano possano venire reinterpretati, riplasmati in libertà d’intenti e di linguaggio, come anima posta in uguaglianza fra differenti anime artistico-culturali.
Come agli inizi dei tempi e della genesi, perpetuamente si consumano i cicli del principio e della fine, della forma e dell’informe, nella trasformazione incessante della materia e della vita, dei linguaggi e dei silenzi – in una successione dinamica e sfaccettata di immagini e creazioni – le opere neutraliste, fotogrammi tra spazio e tempo, deflagrazioni immaginifiche e schegge stesse emotive, incarnano un’arte nuova e dinamica. Proprio in questo processo, l’artefice resta sommamente libero di decidere, valutare, inventariare, rigenerare residui di forme che egli dovesse ritenere eterne, positive, cosmogoniche, comunque utili alla sua missione…
Il Neutral-ism si fonda sui pilastri della materia, le radici dello spirito e della ragione – conscio e anzi certissimo che la Natura resti sempre fatalisticamente neutrale, e mai schierata che a caso… Comune denominatore per ogni diversità, che davvero s’armonizza in una rimata, lirica ridda di ossimori e di opposti, finite infinità…Neutral-ism, allora, come tavolo di dialogo, lavagna di popolo, concertazione laica e trasparente dove ognuno rivendichi e rispetti la libertà di dire la sua. Neutral-ism come laboratorio aperto in cui ridare voce agli artisti.
Così come in una somma contabile il risultato è l’addizione dei suoi componenti, così nell’esito espressivo del Neutral-ism il messaggio culturale appartiene all’unità dell’opera e non ai singoli elementi in essa compresi, sottesi.
Il movimento del Neutral-ism non considera propriamente artistiche quelle forme e dinamiche sperimentali di comunicazione considerate, sdoganate oggi quali “opere d’arte” – e che rimangono nella fattispecie dei vièti e semplici assemblaggi di foto, video, costumi, design, performances, pseudo-installazioni… dove il presunto artefice diviene regista o architetto di stravaganze, chiacchiere e discettazioni, eleganti o aggiornate vacuità che hanno partorito milioni di sedicenti “artisti” epigoni del Nulla: e dove i sarti, i designers, i pubblicitari, i “creativi” industriali, hanno illegittimamente invaso, occupato i musei, stravolgendo il significato stesso di un’Arte Contemporanea troppo spesso ridotta, ahinoi, ad una luminosa, desublimata contemplazione autoreferenziale della merce. Noi rifiutiamo la conformista omologazione dell’opera d’arte ad un puro e semplice prodotto da consumare, ormai privo della sua necessaria qualità di bene sociale e laicamente spirituale.
Non tutto è arte o può, potrà esserlo – o peggio, diventarlo… Giacché se tutto può essere arte, allora niente più sarà Arte: che mai infatti è stata, né ora può ridursi, e teorizzarsi, a elegante ricettacolo, dinamico contenitore poliespressivo in cui poter introdurre, parcheggiare o rottamare ogni sorta o scoria di monotona e strombazzata bizzarrìa. Francesco Perilli

 

 

Epraclito 

tecnica mista su tela  86.7x 108.5 

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Lussio 

tecnica mista su tela 75x75

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Coabrì

tecnica mista su tela 95.5x 115.5

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Veschine

tecnica mista su tela 95x98.4

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